BIO-IMMAGINI: una trappola che dobbiamo saper riconoscere

da | Dic 6, 2023 | Trattamenti in fisioterapia | 0 commenti

Il referto degli esami strumentali va sempre contestualizzato sul paziente perché altrimenti si rischiano brutte sorprese.

Migliaia di bio-immagini: radiografie (RX), risonanze magnetiche (RM), TAC ed ecografie vengono eseguite ogni giorno per escludere problematiche gravi (fratture, tumori, lesioni…), ma una volta che queste sono state escluse, questi esami possono evidenziare tutta una serie di condizioni (degenerazione dei tendini, degenerazione dei dischi della colonna vertebrale, ernie, artrosi…) che non sempre aiutano a spiegare la maggior parte dei dolori dei pazienti.

Non solo questi risultati non sono utili a spiegare il dolore dei pazienti, ma possono creare un effetto “nocebo”, cioè essere dannosi dal punto di vista psicologico per i pazienti, soprattutto se nella comunicazione clinico-paziente non viene posta la dovuta attenzione alle parole utilizzate. L’effetto “nocebo” è potenziato dall’errata interpretazione delle bio-immagini, soprattutto se clinico o paziente tendono ad attribuire alle anormalità evidenziate dagli esami la causa del dolore.

Negli ultimi anni si è fatto un salto in avanti sul definire quanto peso dare a questi esami e su come integrarli ed interpretarli correttamente nella valutazione clinica.

La svolta è avvenuta quando questi esami sono stati eseguiti su soggetti asintomatici, cioè senza sintomi. Questo ha portato alla dimostrazione, ormai ampiamente accettata, di come molti soggetti asintomatici possano avere forme degenerative, già in giovane età, e di come l’associazione tra degenerazione e dolore oppure tra lesione e dolore sia debole.

I soggetti analizzati erano senza sintomi eppure mostravano gli stessi segni di degenerazione o lesione dei pazienti con dolore.

Cercare la causa del dolore lamentato dal paziente avvalendosi solo delle bio-immagini può portare a dolore persistente, maggior disabilità e ad un minor stato di benessere.

Le bio-immagini possono essere un alleato prezioso ed in alcuni casi possono salvare la vita, ma devono essere usate con consapevolezza e criterio, dai clinici, per non rendere i pazienti vittima di questa tecnologia.

Di seguito alcuni esempi dei dati riscontati nella valutazione dei pazienti asintomatici tramite bio-immagini.

Colonna lombare

Una degenerazione dei dischi della colonna lombare è presente nel 40% degli individui sotto i 30 anni e in più del 90% delle persone tra i 50-55 anni.

Il dipartimento di Neurochirurgia dell’Università della California sconsiglia fortemente l’utilizzo di routine delle radiografie e della risonanza magnetica per il mal di schiena perchè non si è trovato un collegamento tra i cambiamenti degenerativi evidenziati nelle RX e nelle RM e il mal di schiena.

I dischi della colonna vertebrale vanno incontro a cambiamenti NORMALI che avvengono con l’avanzare dell’età, come le rughe o i capelli bianchi.

Anca, Ginocchio e piede

C’ è una debole associazione tra il restringimento dello spazio articolare nell’anca evidenziato alle radiografie e i sintomi del paziente.

Più dell’85% degli adulti senza dolore al ginocchio, ha una valutazione radiografica che evidenziava un’artrosi del ginocchio.

Un terzo delle persone hanno uno sperone calcaneare e non hanno dolore. Questo significa che c’è una bassa correlazione tra il grado di artrosi vista sulle radiografie o la eventuale presenza di speroni calcaneari e il dolore del paziente.

Non andare subito in panico se le tue RX o la tua RM mostrano segni di degenerazione, artrosi o modeste lesioni della cartilagine possono essere NORMALI.

Colonna toracica

Nel 47% degli adulti asintomatici sottoposti a RM sono state evidenziate delle degenerazioni del disco intervertebrale, nel 53% delle protrusioni dei dischi e nel 58% lesioni dei dischi della colonna toracica.

Colpisce il fatto che il 29% di questi soggetti avesse una protrusione discale che stava deformando e premendo il midollo spinale e che questi soggetti non avessero mai avuto sintomi.

La degenerazione dei dischi della colonna vertebrale è un reperto abbastanza COMUNE.

Colonna cervicale

Uno studio con la RM su adulti ed anziani asintomatici ha trovato che il 98% di tutti gli uomini e donne mostrava la presenza di “cambiamenti degenerativi” nei dischi cervicali.

In un confronto tramite RM tra soggetti asintomatici e soggetti che avevano subito un colpo di frusta nell’immediato e 10 anni dopo è stato evidenziato come sia nel primo che nel secondo gruppo i ¾ dei soggetti presentavano protrusioni dei dischi cervicali.

La grande maggioranza degli adulti ha degenerazioni cervicali (artrosi) e protrusioni dei dischi perché è un processo NORMALE di invecchiamento.

Spalla

Studi fatti con RM su adulti che non avevano dolore alla spalla hanno mostrato che il 20% di essi aveva lesioni parziali alla cuffia dei rotatori e che il 15% le aveva a tutto spessore (lesione completa).

Sottoponendo a RM dei lanciatori professionisti di baseball il 40% di loro aveva lesioni parziali o a tutto spessore della cuffia dei rotatori eppure non aveva dolore mentre giocava ed era rimasto senza alcun dolore anche a distanza di 5 anni dall’indagine compiuta.

La lesione di un tendine della spalla NON si associa necessariamente al dolore riferito dal paziente.